Come vincere un dottorato all’estero /1

September 11th, 2009 § 93 comments

Occhei, vuoi andartene dall’Italia. Occhei, vuoi fare un dottorato. Qui c’e’ tutto quello che ti serve sapere. (Se cerchi delle motivazioni, stai sbagliando posto. In ogni caso, le mie le ho riassunte qui.) Se cerchi qualche consiglio, allora benenuto!

Come faccio a vincere un dottorato all’estero? Quali sono le regole da seguire? A chi mi rivolgo? Di quali documenti ho bisogno?

All’inzio mi sono sentito perso in mezzo al nulla, annaspavo senza appigli e surfavo i siti delle varie università del mondo senza alcun metodo, sprecando il mio tempo e pensando: oddio, che bordello, sono rovinato.

Poi mi sono ricordato il consglio della Guida Galattica per Autostoppisti: non fatevi prendere dal panico. Bisogna agire con razionalità. Ho analizzato il problema e ho elaborato in metodo.

Adesso rilassati, apriti una lattina di birra e datti un’occhiata a questi consigli.

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Fase preparatoria (0): cosa serve per fare l’application per il dottorato all’estero?

Le richieste di dottorato all’estero si fanno compilando dei moduli (applications) online e inviando dei plichi di materiale cartaceo all’universita’. I singoli moduli e le informazioni (come ad esempio la lista dei documenti da inviare) si trovano nei siti delle singole universita’. A volte non sono facili da trovare: suggerisco di cercare parole chiave come postgraduate, admission, foreigner e/o oversea. Si puo’ anche cercare nei siti dei vari dipertimenti, solitamente c’e’ una sezione per gli applicants, che sarebbero appunto i disgraziati che cercano un master o un dottorato (Ph D). In alternativa, e’ sempre possibile mandare un’email con una richiesta di chiarimenti agli uffici per le relazioni con il pubblico. Solitamente da tali uffici rispondranno con una email prestampata fitta di links dove trovare le informazioni utili.

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Fase preparatoria (1): i documenti necessari

1.1 Scrivere un curriculum decente

Devi scrivere il tuo curriculum in inglese. Ricorda che la triennale e’ un Bachelor Degree (BA) e la specialistica e’ un Master od Science oppure un Master of Arts (con la specialistica in ingegneria biomedica, io ho un MSc). Specifica che si tratta di un Research Master, visto che hai fatto la tesi. Ricorda il consiglio numero zero e il consiglio numero uno per giovani uomini italiani: l’Italia e’ un’eccezione. Dunque sul curriculum in inglese puoi scrivere cose che non scriveresti su quello Italiano, come per esempio tutta una serie di attivita’ artistiche o extracurricolari.

In Italia leggono il tuo curriculum (magari storcendo il naso, paesanotti, perche’ e’ scritto in inglese) e quando vedono tutte le attivita’ extra pensano: “Costui e’ un fancazzista, guarda quanto tempo perde dietro a cose non produttive!”.

All’estero, quando leggono le attivita’ extra in cui ti sei impegnato, pensano: “Che persona ricca di interessi! Puo’ essere una risorsa per la nostra universita’!”.

Ricordati di segnare prima i titoli e i meriti accademici, poi le attivita’ lavorative: stai cercando un dottorato, non un posto in azienda.

Traduci in inglese il titolo della tesi (suonera’ incredibilmente piu’ fico) e spendi un paio di righe (ma non di piu’) per spiegare di cosa parla.

Non occupare piu’ di 3 pagine. Le proposte di ricerca ed altri documenti (come la lista degli esami passati) andranno allegati a parte. Puoi sempre preparare due versioni del curriculum: una corta da mandare di default, e una lunga da mandare nel caso (rarissimo) che chiedano di approfondire i dettagli.

1.2 Passare il TOEFL o lo IELTS

Il TOEFL (americano) e lo IELTS (inglese) sono i due test di certificazione della lingua piu’ autorevoli, accettati in tutte le universita’ del mondo come prova del fatto che tu sappia esprimerti in inglese. Ti tocca fare uno o l’altro. Non ci sono cazzi.

Controlla sul sito dell’universita’ dove fai l’applicazione per il dottorato: dovrebbero scriverti esplicitamente il punteggio minimo per poter essere ammessi (io stesso scoprii con orrore che per fare il dottorato a Hong Kong serve un punteggio piu’ alto, nel test di inglese, che per entrare a Berkeley).

In molte universita’ puoi inoltrare la richiesta del dottorato anche senza TOEFL o IELTS, ma assicurandoli di passare il test con punteggio accettabile entro una certa data. Occhio a risicare: solo tu sai quanto conosci bene l’inglese.

Altre certificazioni (come il Cambridge) spesso non sono accettate dappertutto: di solito piu’ rigorosa e’ l’universita’, piu’ restrittivi sono i criteri di selezione. Solo con il TOEFL o lo IELTS sei sicuro di avere una certificazione accettata universalmente.

1.3 Procurarsi i transcript degli esami

Devi procurarti un documento con la lista dei tuoi esami (in inglese) e relativo voto. Alcune universita’ lungimiranti forniscono questi documenti, gia’ tradotti, certificati dalla proprie segreterie. Altre no.

L’Universita’ degli Studi di Pavia, ad esempio, nel 2008 non aveva la versione inglese dello statino con la lista dei miei esami. La trafila che ho dovuto seguire e’ stata dunque la seguente:

- Mi sono fatto stampare dalla segreteria la detta lista di esami piu’ voti (in italiano)

- Ho tradotto in inglese tutto il documento (e i nomi degli esami sono immeditamente diventati piu’ importanti e roboanti, solo perche’ in inglese).

- Sono andato in tribunale e ho fatto autenticare la traduzione, appicciando diverse carte da bollo (ognuna da circa 25 euro!) sulle pagine dei documenti tradotti.

- Ho quindi potuto scrivere che la traduzione dei transcript dei miei esami era certificata dal tribunale di Pavia.

1.4 Passaporto

Facilissimo. Vai dagli sbirri e paga un’ottantina di euro. Se abiti in un posto sfigato, e’ possibile che tu debba recarti presso il capoluogo della tua provincia. Trovi le istruzioni dettagliate sul sito della polizia di stato.

Occhio a fare le foto, se le fai dal fotografo specificagli che serve il formato passaporto (diverso da quello della carta d’identita’). Ci sono passaporti italiani da 36 o 48 pagine. Quello da 48 pagine costa poco di piu’, quindi conviene chiedere quello.

1.5 Lettere di raccomandazione.

L’Italia non funziona come il resto del mondo! Lo so, lo so, l’ho gia’ detto e non mi stanchero’ di ripeterlo. Spesso per fare il dottorato all’estero e’ necessario allegare un paio di lettere di raccomandazione da parte di qualche ex professore o datore di lavoro. Esse funzionano esattamente in maniera opposta rispetto all’Italia: e’ chi le scrive che mette in gioco la propria reputazione garantendo per lo studente che viene, appunto, raccomandato come meritevole. Quindi cercati quel paio di professori a cui vuoi bene e chiedi loro di aiutarti. Va da se’ che le lettere devono essere in inglese… alcune universita’ inoltre richiedono, anziche’ una lettera, di compilare un modulo (con domande orribili del tipo: “Secondo lei qual e’ il maggior difetto dello studente che sta raccomandando?”).

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E adesso? Prossimamente arrivera’ la parte 2: i Grandi Consigli Pratici.

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§ 93 Responses to Come vincere un dottorato all’estero /1"

  • F.L 87 says:

    ah p.s complimenti per il vadevecum… utile e spassoso.. :)

  • ParkaDude says:

    Direi che in generale non è fondamentale… conta, ma conta anche molto l’attitudine: dimostra che sei entusiasta, che hai potenziale, presentati magari già con delle idee per la ricerca. E spara ne mucchio!

    Ah, se vai negli Stati Uniti e inizi il PhD senza un master, occhio che ti può portare via anche 6 o 7 anni eh!

  • F.L 87 says:

    In teoria il MS dovrebbe essere la nostra specialistica, credo che prenderne un altro dovrebbe portar via solo un anno in più, e poi i restanti 4 di dottorato.. quindi consigli caldamente di scrivere un essay in piena res retorica..

    Grazie.

  • ParkaDude says:

    Alòra, la nostra specialistica sembrerebbe più un MPhil, anche se io nel CV la segnalo ancora come Master (o meglio “research Master”, perché c’è una tesi alla fine che mica si scherza, eh). Res retorica… sì, ovviamente, ma prima se puoi mettici porposte concrete e pratiche. Poi puoi pure sbragare come un ubriaco al bar circa i tuoi propositi, quanto ami la materia, quanto appassionatamente vorresti fare il PhD etc.

  • F.L 87 says:

    Io in realtà di Topic ne avrei più di uno. .. mi frena solo la “carriera” , cioè le persone che conosco che hanno intrapreso il dottorato (perlopiù USA, tranne uno a Tolosa) avevano una sfilza di 30 e lode…
    Non vorrei mandare 10 application (con reltaivi costi) avendo zero probabilità di essere ammesso.

    inoltre la mia tesi è sperimentale..

    comunque grazie ancora :)

  • Max Cosafina says:

    Ciao compare, grazie al tuo blog ho acquistato quel pizzico di coraggio in piu per mandare tante application fuori Italia!
    Ora a 31, laureato in Biologia e tanti anni di gavetta (tra cui tanti da perito chimico..) sono in Germania a rimettermi in gioco con un PhD in Genetica Molecolare, senza conoscere il tedesco e..solo un po d ‘inglese ;)
    Forza e coraggio!!!! ca dopo Aprile vena Maggio!! :)
    Ciaooo

  • Max Cosafina says:

    Ineffetti è dura x diversi motivi che hai citato, ma come disse qualcuno.. Non fa male!! non fa male!!
    ;)

  • Alessio says:

    Ciao, innanzitutto complimenti per il sito, in questi giorni a tempo perso mi sono divertito molto a leggere i tuoi articoli davvero originali.
    Sai ti stimo per il coraggio che hai avuto, mi sei stato d’ ispirazione e sicuramente nelle mie scelte future terrò a mente alcuni consigli letti qua e la sul tuo blog sopratutto questo articolo sul dottorato all’ estero..ho visto che hai inserito una password e a me piacerebbe continuare a seguire il tuo blog per farmi quattro risate o magari per trovare qualche consiglio utile scritto da una persona dal quale credo di avere molto da imparare. Ti saluto e grazie.

  • ParkaDude says:

    Alessio, grazie davvero per il caloroso messaggio! Password mandata.

  • Matteo says:

    Ciao, volevo prima di tutto farti i complimenti per il blog e ringraziarti per lo spazio e i consigli che metti a disposizione di tutti sul tema dottorato all’estero. Mi sembra stia diventando un punto di riferimento e confronto per molti.
    Sto facendo la tesi e i miei professori hanno cominciato a sondare le mie intenzioni per un eventuale dottorato nel loro gruppo di ricerca. Io però ho voglia di fare esperienza all’estero. Ora immagino che, nell’eventualità volessi fare domanda in un’università all’estero, loro non sarebbero proprio felici di fornire referenze e presentazioni, per chiari motivi di “concorrenza”. Qualcuno si è mai trovato in questa situazione? Grazie e in bocca al lupo a tutti!

  • Vale says:

    Ciao! Grazie per il tuo post. Mi sono laureata da poco e vorrei fare un dottorato all’estero, ma non ho ancora idea di dove, come, blablabla… insomma: CAOS, DISPERAZIONE, APPIGLI ZERO. Il tuo post mi ha aiutato a trovare un po’ di lucidità :) , anche se non ha calmato la mia ansia verso la burocrazia, che mi sconcerta sempre :/
    L’anno scorso sono tornata da alcuni mesi di pseudoasianizzazione, ragione in più per la quale mi piacerebbe seguire nostalgicamente il tuo blog, ma ho visto che per alcuni post c’è la password…

  • ParkaDude says:

    In bocca a lupo, Vale! (Mandata la pwd.)

  • Silvio says:

    Ciao a tutti, mi chiamo Silvio e mi sono appena laureato in Chimica Industriale a La Sapienza di Roma. Vorrei fare un dottorato in Germania (Berlino o Lipsia). Volevo chiedere a MaxCosafina come ha fatto…

    Mi puoi rispondere su silviodangeli@gmail.com?

    Un saluto.

    Silvio.

  • Max Cosafina says:

    Ciao Silvio, te la mando appena posso, ora sono appunto in laboratorio, comunque per sommi capi (cosi puo´ essere utile anche ad altri laureati) ho inviato una sorta di lettera di presentazione a tuuuuuuuuutte le universita tedesche, direttamente ai professori e anche ai post doc..
    Sparando nel mucchio qualcuno risponde sicuro prima o poi ;)

  • Leukoderma says:

    Premetto che mi sono rotolata sul pavimento per le (grasse) risate, ma vorrei sapere una cosa: tra i vari utenti che hanno commentato c’è qualcuno che sia laureato in discipline umanistiche, in particolare lettere classiche, e che abbia vinto un dottorato all’estero? Avete consigli sulla meta da scegliere (a Gennaio conseguirò la tanto sospirata magistrale con un professore della cattedra di letteratura greca)? Grazie a tutti :) (Italians do it better, almeno per salvare qualcosa della nostra piccola Italia che tanto – ahimé – sta sprofondando)

    • Andrea D. says:

      Io mi sto preparando per un PhD in Scienze Politiche e Sociali in Norvegia, quindi sono da qualche settimana (mese) alla ricerca di spunti online, ma ho osservato (da ex classico e soprattutto da laureando che in un corso tecnico ha aggiunto esami come STORIA DELLA STORIOGRAFIA, LETTERATURA ITALIANA, LETTERATURA ITALIANA CONTEMPORANEA, AGIOGRAFIA, ETICA ED ECONOMIA, varie STORIE e STORIE DELL’ARTE) anche offerte per PhD umanistici. Se mi dai qualche informazione in più, posso vedere se ho materiale o comunque informazioni da darti (ok, lettere classiche, ma hai problemi sul dove andare? la borsa è necessaria? l’ambito può essere trasversale?,…)

      Contattami pure via mail (a.dorwin @ berkeley51 . org) o via FB (Andrea Dorwin – http://it-it.facebook.com/adorwin)

    • NomadNerd says:

      Grazie per il contributo, Andrea! In effetti di PhD in materie umanistiche non ne so niente, se hai qualche consiglio da dare, scrivi pure che vedo di integrarlo :)

  • [...] vuoi confrontarti con l’ardua impresa: vincere un dottorato all’estero. Dopo la fase preparatoria occorre iniziare a [...]

  • [...] ultima) parte dei pratici consigli su come vincere un dottorato all’estero, dopo la fase di preparazione dei documenti e i 4 Grandi Pratici [...]

  • [...] pensare al lavoro. Ma questo per me non è lavoro! Per quanto riguarda i consigli, sono riassunti qui. Si tratta di una guida (più che altro, tanto buon senso) su come cercare di ottenere un dottorato [...]

  • anna raisa says:

    Ciao Simone!
    Grazie mille, innanzitutto, del tuo blog. Aiuta a non sentirsi soli! ;-)
    Ho una domanda per te: sto provando un dottorato a Berkeley e ovviamente fra i tanti documenti c’è da inserire il transcript del certificato di Laurea più esami.La mia Università in teoria fornisce il documento tradotto, ma ho paura che i tempi siano biblici e la scadenza è molto vicina. Per cui, avendo letto che che tu hai utilizzato il sistema del Tribunale traducendo autonomamente da te gli esami, vorrei chiederti se pensi possa andare bene anche in questo caso. Ti dico che Berkeley dice “unofficial copies”, almeno finchè non si ammesso, e ti copioincollo direttamente quello che dicono loro su “required records”:

    “In general, records or transcripts must be issued by the school and include the school’s stamp or embossed seal and the signature of the authorizing official.”

    Questo farebbe pensare che quindi la soluzione tribunale è una delle papabili. Ho mandato una mail al dipartimento ma ancora mi devono rispondere.
    Nel frattempo, puoi aiutarmi tu?..

    grazie mille! e..buona strada!

    anna raisa

  • Scusa per il ritardo nella risposta!

    Direi, semplicemente, di mandargli subito le copie autenticate dal tribunale, e intanto chiedere le altre, e far finta che sia tutto ok. Se e solo se si lamenteranno delle copie che hai mandato e vorranno quelle autenticate dall’università (che nel frattempo avrai ottenuto, coi tempi lunghi), allora scusarsi, dire che c’è stato un malinteso e mandarle.

  • AA says:

    Ciao, sono una persona interessata a farti qualche domanda in privato sulla tua esperienza. Purtroppo non riesco a trovare un indirizzo email, o un modo per inviare messaggi privati. Ringrazio in anticipo per l’eventuale risposta.

  • Grazie AA, non c’è problema, ti contatto io via email.

  • Angelica says:

    Ciao .Io sarei interessata ad un dottorato in Lingua e Letteratura Inglese all’estero..So’ che per accedere bisogna fare prima un Master ma non ne sono sicura,nel senso che mi sto’ chiedendo se veramente sia necessario perdere tanto tempo nel seguire un Master di un anno se non piu’.Stranissimo… Mi rivolgo a te perche’ hai esperienza in merito sperando tu possa aiutarmi.

    Grazie,
    Spero a presto tu possa rispondermi.
    Angelica

    • Cara Angelica,

      purtroppo non ne ho la minima idea. Se l’università è strutturata come quelle anglosassoni, non dovrebbe servire –ma la mia è solo un’idea generale. Hai provato a chiedere i requisiti del master all’università dove lo vuoi fare? Prova a sentire la loro segreteria e vedere cosa ti rispondono.

      Poi, non resisto a fartelo notare: “so”, prima persona indicativo del verbo sapere, si scrive senza accento (o apostrofo) :)

  • Matteo says:

    Ciao, ho appena scoperto il tuo blog. Molto interessante, complimenti. Ti volevo fare una domanda. Io mi sono appena laureato e come te in passato brancolo nel buio riguardo i dottorati in generale e all’estero in particolare. Però non vorrei fare altro in questo momento. Volevo chiederti se anche all’estero per accedere al dottorato oltre al cv e al progetto di ricerca si devono sostenere delle prove d’esame come qui in Italia. Grazie in anticipo. Una curiosità, un tuo pensiero. Io sono tornato a studiare dopo aver lavorato e la laurea magistrale l’ho presa solo il mese scorso. A novembre avrò 32 anni. È folle pensare a un dottorato?
    Matteo

    • (scusa per la tarda risposta, sono nel Sud Est asiatico, darò presto notizie.)

      Alòra, per i test… non mi pare. O meglio, dipende. Se il sistema ha un’università pubblica, probabilmente sì. Altrimenti, è come essere assunti da un’azienda.

      Riguardo all’età, dopo diversi anni sono giunto alla seguente conclusione: vada via al cù l’età :)

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