Zurigo, per gioco.

November 14th, 2013 § 3 comments

Foto: da qualche parte, a Zurigo, la notte.

Foto: da qualche parte, a Zurigo, la notte.

Partire sgasando da Pavia alle 17:30, con F.; F.si dimentica il maglione. Quindi tornare indietro, casino in tangenziale, e ripartire verso le 18:00.

Varcare il confine con la Svizzera, finalmente, alle sette e qualcosa. Quanto è vicino! Non me ne ero mai reso conto.

Pagare la vignette dell’autostrada, 35 Euri e rotti. La Svizzera è cara, si sapeva, l’avevo preventivato. La vignette è un adesivo quadrato, te la attacchi sulla macchina e poi non ci sono caselli né niente. -ti accorgi che è autostrada dal colore dei cartelli e dal numero di corsie. Primo pensiero: ma come può funzionare una cosa del genere? Voglio dire, come mai la gente paga questa roba, che si può sgamare facilmente? Non ci sono controlli di sorta. Avranno delle telecamere collegate a un software intelligente per il riconoscimento della vignette…? No, non le hanno. Niente controlli palesi. Semplicemente, sono svizzeri. Seguono le regole (ragionevoli). Così mi rendo subito conto di quanto sono italiano, di quanto c’ho sta cosa nel sangue, che appena c’è da pagare qualcosa penso subito al modo per evitarlo, per barare e avvantaggiarmi del sistema. (Come diceva M., ti accorgi di essere italiano in questi casi, come quando scopri il bike sharing gratuito in una città nordeuropea pensi automaticamente a come potresti fottere le bici). Insomma, entrare in Svizzera mi fa capire di essere italiano direttamente dal confine.

Ho un GPS, che mi salva la vita numerose volte. Arriviamo a Zurigo e troviamo il mio amico A., che ci ospiterà. Ho conosciuto A. ai gloriosi tempi di Pechino, e non lo vedo da allora. Momento che sorpresa, grandi abbracci presentazioni, e subito io e F. ci troviamo assorbiti da un appartamento di studenti pieno di polvere, disordine e persone.

La serata trascorrerà lì, tra gentili chiacchiere, svizzeri che suonano la chitarra e cantano in italiano bella ciao segando le parole (ma lo apprezzo comunque) e l’inquilino messicano del piano di sopra che arriva a fare brutto e chiede di fare meno casino. Mi attaccano alla felpa un cartellino con scritto Frau Hofmann. Terrò quel cartellino durante tutta la mia permanenza a Zurigo, suscitando negli svizzeri sguardi a volte stupiti, a volte compassionevoli.

“Come va, A.?”

“Bene, studio scienze dell’educazione adesso.”

“E il resto?”

“Solite cose. Ho due processi in corso perché sono stato arrestato durante delle manifestazioni non autorizzate.”

“Ah! Anche F. li aveva, resistenza a pubblico ufficiale e occupazione di suolo pubblico. Ma vedrai che finiscono in niente.”

“Sì, non mi preoccupo. Vuoi un pezzo di mela, l’ho appena tagliata!”

Foto: salve, sono la signora Hoffmann. La moglie di quello dell'LSD.

Foto: salve, sono la signora Hofmann.

Il giorno dopos  siamo in giro per Zurigo, alè! Già che siamo lì in macchina (cosa strana per me viaggiare in macchina e guidare fuori dal territorio lombardo), penso: dai, e usiamola, sta cazzo di macchina, no? Ci semplificherà le cose! Quindi sì, usiamo la macchina, eppure no, non ci semplifica le cose. Anzi!, la macchina incasina le cose. Il delirio di trovare parcheggio. Il costo del parcheggio (e la multa da 35 CHF rigorosamente non pagate), la corsia delle bici e del tram che a volte sono a destra, a volte a sinistra, a volte al centro, a scompaiono e poi riemergono.

Foto: chiesa di Grossmünster, vetrata di Sigmar Polke

Foto: chiesa di Grossmünster, vetrata di Sigmar Polke. Bellissima! Era vietato fare foto, e io da buon italiano le ho fatte.

 

Foto: momento del turista, la rathaus!

Foto: momento del turista, la rathaus! (Trovate foto migliori online, eh.)

Foto: vetrata di Chagall nella chiesa di Fraumunster, Zurigo.

Foto: vetrata di Chagall nella chiesa di Fraumunster, Zurigo.

La sera ritroviamo A. in un mercato coperto. E’ uno di quei posti popolari del tipo vado al mercato e già che ci sono mangio direttamente che costa poco, che però col tempo è diventato un posto fighetto. Ripenso alle food court e ai wet market luridi dell’Asia e mi viene il magone: questo è un posto pulito e rispettabile, i vari banchi delle cibarie sembrano banconi di bar lounge, non c’è una cartaccia né una macchia di muffa sul muro. Persino i cessi sono pulitissimi. Lato positivo: non paghiamo niente. Viene fuori infatti che la tizia del banchetto dove mangiamo è un’amica di A.; il suo capo è un casinista che cucina roba in abbondanza che poi è da buttare, e quindi questa femmina invita A. ed i suoi amici (noi compresi) a bere e mangiare senza pagare. Cibo gratis, vino gratis e tanta gioia. Ci sono mille delicatezze tutte DOP e IGP e roba del genere, paninazzi col salmone e col tonno, insalata di carciofi e pomodorini sottolio, pinzimoni vari, una roba mai vista in vita mia. Ovviamente mi abbuffo senza la minima cognizione e ben oltre quel che dovrei. Oh, cibo gratis! M’è rimasto l’istinto dello studente di dottorato.

Foto: e nella gioia, A. mi ha smaltato di rosso l'anulare sinistro. Lo accetto per entrare meglio nel personaggio di Frau Hofmann.

Foto: e nella gioia, A. mi smalta di rosso l’anulare sinistro. Poi  lo rimuovo.

Foto: la strada del viadotto.

Foto: la strada del viadotto.

Foto: il negozio della Freitag a Zurigo, fatto coi containers.

Foto: il negozio della Freitag a Zurigo, fatto coi containers.

 

Foto: locale, la sera.

Foto: locale, la sera.

Zurigo c’ha ovviamente i suoi bar e i suoi centri sociali la sera, finiamo in un posto gestito da un società studentesca dove bevo birra per non sentirmi troppo vecchio. Conosco delle ragazzi svizzere, dei Grigioni, che parlano italiano e si gasano perché io e F. siamo italiani per davvero.

“Ma qui in Svizzera non si muove mai niente! Voi, invece, in Italia…”

“In Italia cosa?”

“C’è fermento politico.”

“Ma sei sicura? Voi state bene, e ci sta che nessuno scenda in piazza. Ma noi? Noi siamo messi malissimo eppure sembra che nessuno s’incazzi. Ma scusa… è in Italia che non si muove mai niente.”

“Sì, ma le cose da voi funzionano…”

“E in Svizzera no?”

“No.”

“Ah. Eppure qui non vedo un’aiuola con l’erba alta, è tutto tenuto benissimo, c’avete i soldi e il senso civico.”

“Guarda che il senso civico lo avete anche anche in Italia!”

“Ah sì? Ho notato dei pacchi di carta, per strada, in tutta Zurigo. Legati ordinatamente coi lacci. Ho chiesto ad A. se fossero giornali da vendere, lui mi ha detto che è carta da riciclare, che è spazzatura. Cioè qui sono così civili da impacchettare ordinatamente la spazzatura… e ‘manco sembra spazzatura!”

“Ma scusa, ma in Italia non è così?”

“…”

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§ 3 Responses to Zurigo, per gioco."

  • Fabio says:

    haha, sì mio fratello abita nei dintorni di Zurigo. Sono stato a trovarlo due volte ultimamente. Per fortuna era sempre periodo di sagra di paese ed erano tutti ciucchi e casinisti, altrimenti lo shock sarebbe stato troppo forte da sopportare.

  • Roberto says:

    Eh sì … la Svizzera è proprio il posto migliore per farti capire cosa vuol dire essere italiano .. nel bene e soprattutto nel male …

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