Padova, per lavoro.

October 31st, 2013 § 9 comments

Viaggio spesato.

Viaggio per lavoro. (Non viaggio, insomma.)

Tutto diverso. (Che uno se è bravo, volendo può anche godersi la sensazione strana della diversità, eh. Ma solo volendo.)

Padova, casa bellissima

Foto: una casa bellissima a cui passavo davanti molto spesso.

Sono stato a Padova circa una settimana. E alla fine non l’ho vista, Padova, se si esclude la strada dalla stazione all’albergo, e dall’albergo al laboratorio. Albergo…? Sì, albergo. Era dal 2006 che non dormivo in un albergo (se escludiamo il curioso albergo di Arlask in Kazakhstan, dove mancava lo specchio e la stanza era piena di ragnatele e cartacce lasciate dai disgraziati passati prima di me; insomma, un albergo solo nel nome). Ma viaggiare per lavoro non è viaggiare, banalmente. Sveglia presto mica perché se no manchi il bus o il treno, ma perché la giornata davanti è lunga e c’è un casino di roba da fare.

Mi sono sentito stranito dalla situazione, le caratteristiche tipiche di un viaggio (il cambio di ambiente, le mappe, il treno) si mescolavano con quelle del lavoro (orari, riunioni, scrivere codice etc.).

Foto: nonostante non abbia visto, per dire, nemmeno  la cappella degli Scrovegni, in una passeggiata serale antistress ho beccato questo scorcio della madonna poco lontano dal centro.

Foto: nonostante non abbia visto, per dire, nemmeno la cappella degli Scrovegni, in una passeggiata serale antistress ho beccato questo scorcio della madonna poco lontano dal centro.

Scendo dal treno e diluvia, e per tutta la mia permanenza a Padova sarò perseguitato da un clima monsonico, dove i vestiti si bagnano e non asciugano, fa caldissimo, si suda. All’albergo vado a piedi, le scarpe si inzuppano subito d’acqua (non si asciugheranno mai più). Mi sposto tra i vicoli del centro, sotto i portici onnipresenti. Trovo la stanza. E’ tardi e non ho ancora cenato, esco a cercare cibo. Trovo un kebabbaro buono ed economico che mi fornirà circa il 30% dei pasti consumati a Padova, perché non riesco a rinunciare al cibo di strada. Dopo il kebab, un bel giro per Padova? No, perché domani mi alzo presto e devo essere riposato. L’umido della pioggia del primo giorno non se n’è andato neanche col sole, e alla fine ho avuto la sensazione di vivere permanentemente in un luogo dove avesse appena smesso di piovere.

Viaggiare per lavoro non è viaggiare. Viaggiare per lavoro è lavorare. Dunque tutte quelle rinunce a cui sono felicemente abituato, quali mezzi di trasporto merdosi, orari sballati e determinati da chi mi ospita gratis, ore di sonno improvvisate come si può etc., sono tutte da dimenticare. Occorre comfort e occorre risposo per poi essere efficienti, la fonte di stress non deve essere l’imprevisto oppure la sistemazione spartana, perché c’è già lo sbattimento del lavoro a stressare a sufficienza.

(In questo post ho usato un casino di parentesi.)

(Sarà perché dice ovvietà.)

Foto: un edificio fico del centro di Padova. Non so nemmeno come si chiama. Vergogna.

Foto: Padova, ospedale storico.

 

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§ 9 Responses to Padova, per lavoro."

  • Francesco says:

    Ciao Simone!
    Sono Francesco ( ci siamo incontrati un anno fa a Pechino, poco prima del tuo ritorno in Italia, con Antonio, spero tu ti ricordi)
    Mi fa piacere tu sia passato per Padova, mia città natale, peccato però che al momento non mi trovi in Italia: avrei davvero avuto piacere di fare due chiacchiere con te.

    P.S: il palazzo nell’ultima foto è l’ospedale storico di Padova!

    • Ciao Francesco, grandissimo! Certo che mi ricordo, un paio di notti in giro per i bar, l’all you can eat giappo etc :D

      Dove sei ora? Come va?

  • Francesco says:

    Bella SImone!
    Al momento mi trovo in Cina, più precisamente a Jinan, Shandong! Mi tratterò nel paese di mezzo fino a luglio 2014 causa progetto di scambio tra la mia università (Leiden) e l’università dello Shandong. Bella vita :d

    P.S: Ti salutano Elena (ancora a Pechino, almeno fino a gennaio a detta sua) ed Antonio! (ormai già rimpatriato ed espatriato di nuovo, dovrebbe essere in Messico a portare la ciola italiana sulle spiagge di Cancun).
    Bella Doc!
    Magari sentiamoci via Email così non ti spammo sul blog.
    Ciauuuu.

  • Fabio says:

    Oh madonna sei stato a Padova…in autunno inoltrato!
    A Padova ci torno da 10 anni solo a fine estate – inizio autunno…ed è godibile. Col tempaccio padano non va bene.
    Se venivi un mezzo mese prima mi trovavi ancora lì.
    Alla prossima!

  • Ah! Francesco e Fabio, è probabile che prima o poi ci torni, sempre per lavoro. Ma magari mi ci attacco un weekend, e ci sentiamo prima per organizzare :)

  • AnDonio says:

    ora sulle spiagge di puerto escondido :P

  • piccolo drago says:

    questa entry dal tenore giustificatorio tradisce il fatto che, in fondo, ti stai imborghesendo, tesoro mio :D
    (per le scarpe umide, il segreto è frapporle tra un termosifone e un phon a forza 3 costantemente acceso. la bolletta la paga l’hotel)
    fai il bravino!

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