Durante questo viaggio, e in generale nei vari report che ho messo online, ci si può fare l’idea che io mi trovi più a mio agio nei posti sporchi ed economici, e che rifugga i luoghi belli e ben tenuti.
E’ vero, semplicemente.
Non mi piace stare negli hotel. Non mi piace l’idea di stare negli hotel. Al di là del fuggire il turismo (non andarci, è turistico!) perché non fico, più che altro evito per una questione di prezzi. Sono un taccagno e sono disposto all’ascetismo in certe situazioni. Non sono in viaggio per rilassarmi. Non ho problemi a dormire su una stuoia, mangiare per strada, talvolta fare autostop. Oltre che abbassare drasticamente i prezzi, questa tecnica genera situazioni parecchio interessanti, istruttive, memorabili e talvolta godibili. Per i prezzi, un esempio: fare couchsurf e passare un paio di notti nelle stazioni mi ha permesso di spendere per tutti i pernottamenti nella tratta Hong Kong – Cina – Kazakistan – Russia – Ucraina – Transdnistria – Moldavia – Romania – Bulgaria un totale di ventiquattro euro.
Ora, va aggiunta una nota importante.
Io non mi auguro che i posti rimangano merdosi.
Anche se mi trovo bene nei posti merdosi coi marciapiedi sconnessi, le fogne a cielo aperto etc., ovviamente, gli abitanti di questi luoghi solitamente vorrebbero invece migliorare la propria ricchezza e le proprie condizioni di vita.
Quindi, se la Croazia mi ha fatto schifo dal punto di vista del viaggiatore perché era tutta tenuta benino, costosa e poco interessante, sono ben contento che le persone che ci abitano possano sfruttare il turismo, avere strade pulite e bei giardini etc. Insomma se un posto caratteristico si sputtana perché la gente che ci vive inizia a fare i soldi, le baracche diventano case, il rigagnolo di fogna viene asciugato e posto in un apposito tubo sotterraneo, i bambini non hanno più i denti cariati perché posso permettersi il dentista etc.; allora chi se ne fotte se poi i viaggiatori pezzenti se ne lamenteranno dicendo che il posto caratteristico è diventato turistico: qui parliamo del migliorare la condizione di vita della persone povere, che è molto più importante.



Hai descritto il conundrum del viaggiatore. In particolare di quello che cerca angoli che ritiene dovrebbero essere lì ad aspettare lui e invece aspettano altro; che cerca nei numeri (quanto poco mi è costato?) l’unicità del posto che ha visitato, che, anzi, quasi pretende di aver scoperto; che nella miseria e della sozzura delle vite altrui poste lì a spettacolo per lui, da bravo pornografo del viaggio, pensa di trovare la Verità da poter raccontare. Ma che finisce troppo spesso per raccontare solo se stesso.
Rosso, grazie per il commento.
Non so se posso definirmi un pornografo del viaggio, ma, anche se fosse, la definizione non mi dispiacerebbe. Non capisco se stai criticandomi o meno, in ogni caso, ti inviterei a leggere questo post.
Senza infilarci dentro a contorsioni filosofiche, semplicemente ricordo, a scopo di chiarimento:
(.) Cerco la diversità, la varietà, la novità, l’inaspettato. Le percezioni sono stimolate dai delta. Questa è (neuro)scienza, non è che uno non può essere d’accordo.
(Avrei detto che cerco l’avventura, ma l’avventura è una roba da il mistero della pietra verde o Indiana Jones, e io non rischio abbastanza.)
(.) Racconto di me, per vanità e disperazione. Racconto quel che mi succede. Questo è un blog personale e di viaggi, dal tuo messaggio sembra che raccontare il sé sia qualcosa di negativo. Non mi pare che lo sia!
(.) Ogni tanto, imparo (o credo di imparare qualcosa). La Verità non esiste, ovviamente. Se lo pensassi non farei modelli matematici! Non mi pare di aver pontificato sulle pagine di questo blog, mai cose del tipo “io ho imparato come si viaggia, se non fate come me fate schifo”, “io vi spiego come stanno le cose”. Ci vedo più che altro un “Occhei, mi è capitato qualcosa di interessante: ecco qui cosa è successo e cosa ne penso”.
Ora, posto che non so che diavolo significhi conundrum e che non ho neanche tanta voglia di cercarlo. Non sono, proprio così come mi viene, istintivamente, d’accordo con questo commento, Rosso. Non penso assolutamente che dalla nota dell’autore non traspaia la consapevolezza della differenza tra ciò che si aspetta lui e ciò che trova. Si può augurare agli altri, al mondo, a un pezzo di mondo o di città di raggiungere la sua chiara o distorta idea di bene- essere, ma non per questo ci si deve augurare la stessa cosa per sé stessi. Evidentemente, il nomade autore del post esprime una preferenza per un certo stile di viaggio, povero nei costi, ma ricco nello sguardo di chi vede e vive i posti. Non penso che non ci siano, comunque, delle brutture anche laddove tutto sembra votare al meglio delle proprie condizioni.
Viaggia come ti pare, anche tu, ma di certo è coraggioso, per chi potrebbe permettersi l’hotel, battere l’asfalto più crudo e nudo. Fare l’esercizio dello “stretto indispensabile” quando ci si allontana per un po’ dal comodo nido è volontà di temprare il proprio spirito, di riscoprire o perlomeno avvicinarsi di più alla misura naturale delle cose. Ma, va bè, forse sono solo un po’ nostalgica di una vita meno sistematica. Notte…
Grazie, Ipazia. :)
Interessante, ho macinato considerazioni simili dopo un recente viaggio in Birmania…
“Non mi piace stare negli hotel. Non mi piace l’idea di stare negli hotel. Al di là del fuggire il turismo (non andarci, è turistico!) perché non fico, più che altro evito per una questione di prezzi. Sono un taccagno e sono disposto all’ascetismo in certe situazioni. Non sono in viaggio per rilassarmi. Non ho problemi a dormire su una stuoia, mangiare per strada, talvolta fare autostop. Oltre che abbassare drasticamente i prezzi, questa tecnica genera situazioni parecchio interessanti, istruttive, memorabili e talvolta godibili. Per i prezzi, un esempio: fare couchsurf e passare un paio di notti nelle stazioni mi ha permesso di spendere per tutti i pernottamenti nella tratta Hong Kong – Cina – Kazakistan – Russia – Ucraina – Transdnistria – Moldavia – Romania – Bulgaria un totale di ventiquattro euro.”
E’ esattamente il mio concetto di viaggiare – a parte l’autostop, che non ho mai fatto.