Ho sempre avuto una passione per tombe e cimiteri, quelli di Sarjevo mi sono piaciuti particolarmente. Spezzano lo schema urbano, e sono sparsi per la città creando ampi spazi verdi. Non ne so niente di architettura, ma l’idea di tenere i cimiteri in mezzo agli altri edifici, aperti come parchi (una parte integrante del paesaggio urbano), fa un belle impressione sul visitatore che cammina a caso e si li trova davanti. Non danno idea di austerità o solennità, recordano non tanto la morte inevitabile (ricordati che devi morireeee) quanto il passato che si fonde nel presente, come dire che la storia di una città è fatta degli uomini che la abitano, e i morti non smettono di abitare la città dove hanno vissuto.






Sono d’accordo. A me sono piaciuti particolarmente (fa un certo senso dirlo, trattandosi di cimiteri) quelli coloniali in Asia, inglesi, olandesi, portoghesi, a Malacca, a Goa, nel Kerala. Ma anche quelli cinesi nelle mete della loro diaspora…pensare che i parenti vi hanno seppellito gente nata a migliaia di km da lì e leggere le epigrafi scritte come se fossero stati seppelliti in patria aggiunge al collegamento tra epoche quello tra luoghi lontani, e fa un certo effetto.
I cimiteri sono in qualche modo anche loro un riflesso della cultura che li genera, ovviamente. Confermo, anche trovare tombe italiane a Hong Kong e Macau mi risvegliava uno strano senso misto di meraviglia e pietà.
Premetto che, tranne il Verano e Père Lachaise, non ho visitato molti cimiteri, ma non ti nascondo che l’incipit mi ha incuriosita. Io forse sono un po’ vigliacca con la morte, ci gioco a nascondino proprio perché mi spaventa quel ‘memento mori’ che tu stesso hai citato, e magari non sono la persona più indicata per esprimere un parere. Tuttavia io credo che nel momento in cui i morti continuano a mantenere le proprie radici nel mondo dei vivi, e soprattutto quando il cimitero stesso non evoca qualcosa di lugubre e ineluttabile, beh, forse è stato fatto centro, e magari si comincia a evitare di giocare a nascondino con la morte.
Non so perché, ma la seconda foto mi ha fatto pensare alla prima inquadratura di “Volver” di Almodòvar, con le donne che puliscono le tombe dei mariti. Ci ho visto qualcosa di così… mediterraneo, caldo, folclorico. Ecco, quando le cose si mettono così nemmeno io ho paura.