Il ricordo della guerra, anzi, delle due guerre, si fa sempre più preponderante man mano che attraverso la Bosnia. Viene fuori, alla fine, sempre, se parlo con qualche bosniaco per abbastanza tempo. Voglio dire viene fuori come Berlusconi se sei uno straniero e parli con un italiano per un tempo abbastanza lungo.
Come uno si può aspettare, non c’è oggettività nella presentazione della guerra, se l’hai vissuta. Così colleziono una serie di piccole esperienze orribili, di gente che se non ha la mia età esatta è un po’ più vecchia o un po’ più giovane. C’è quello che ha visto sua madre vendere l’oro di famiglia per dei sacchi di patate durante l’assedio di Sarajevo, c’è la giovane maestra che vedeva i soldati e non capiva, bambina, cosa stesse succedendo, e perché picchiavano suo zio (reo di aver addosso, poco saggiamente, un paio di calzoni mimetici che aveva tenuto dai tempi dell’esercito). Quel che mi rimane di più di queste storie sono i particolari, i dettagli insomma, tutto quello che non passa quando le guerra la vedi al telegiornale. Per esempio, sempre la maestra, mi spiega che la guerra l’ha passata a Jajce (pronunciato iaitz’), dove è nata e cresciuta e dove abita tutt’ora. Jajce è una città medioevale bellissima, poco conosciuta. Del vivere durante la guerra mi racconta più che altro l’angoscia del non sapere che succede. Stare in casa con l’ordine di lasciare le porte aperte, un esercito di invasori di stanza in città che ogni tento entra dai privati, picchia, stupra, ruba. La prigionia assurda del non poter allontanarsi o andare dove sia vuole. Per fortuna, non ha mai fatto la fame: durante il socialismo, parte dei compensi erano dati in bene di consumo. Così quando scoppiò la guerra, ogni famiglia aveva in casa riso, olio e granaglie varie. Poi, c’era sempre la campagna, che a me continua a ricordare quella dell’Appennino, sarà che sono montagne basse anche lì.





I migliori Auguri di cuore! e vieni a casa va!
Non è che stai parlando di Jajce? :)
Tanti auguri di buon anno!
Grazie a tutti! Sonja, hai ragione, non so da dove ho segnato quella trascrizione sbagliata, grazie mille!!! :)
Figurati! Te l’ho fatto notare solo per una vaghissima forma di campanilismo (in Bosnia, a Sarajevo, ci sono nata!) e perché Jajce è veramente una città deliziosa :)
Complimenti per la traversata! :)