Un nerd e la sua bici.

June 17th, 2013 § 4 comments § permalink

 

Tornato in Italia, ho iniziato a mangiare come un porco. Non che prima mi trattenessi, ma forse il non viaggiare misto all’età mi hanno fatto varcare la linea, e in maniera altamente non lineare la mia panzetta è d’improvviso diventata un’orrenda panza tonda che deforma la maglietta. Inoltre, il mio corpo abbandonato a se stesso tende a prendere forma di merlo, con l’addome prominente e le gambette. Quindi, bicicletta.

Io sono impacciato, come nella migliore tradizione dei nerd. Agile per niente, ecco. Dunque non sono mai impazzito per la bici. Ho imparato ad andarci da bambino ma ho smesso da quando mi sono motorizzato a 14 anni (motorino prima, auto poi). Eppure, mi sono detto, se hai imparato a risolvere le equazioni differenziali, potrai anche andare in bici.

Come procurarsi la bici? La prima idea è stata di comprare la bici. Pazzia. Costano un casino. Sono anche andato a vedere online, ecco, io per una bici usata speravo di spendere meno di 50 euro, le ho trovate a 100, comprese quelle immonde! Ma è impossibile, mi dicevo, a me è rimasto il senso del risparmio dell’Asia, non posso spendere tutto quel denaro. Allora non l’ho comprata. Ho trovato un’altra soluzione.

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Perché abbiamo i peli?

May 24th, 2013 § 3 comments § permalink

Perché siamo poco pelosi? O meglio: perché non siamo pelosi quanto gli altri primati? Prendiamo gli scimpanzé, con cui condividiamo un 95% di DNA. Che cosa è successo in quei 12 milioni di anni evolutivi che ci separano dagli scimpanzé?

L’ho spiegato da un punto di vista dell’evoluzione, su leganerd. Leggetelo, va là, che è interessante.

Tre punto cinque anni ad Hong Kong.

May 1st, 2013 § 5 comments § permalink

La pianura mi si estende attorno, piena di allergeni, e io starnutisco spesso. Sono in laboratorio, in Italia, e per enssuna ragione apparente mi torna in mente com’era essere in laboratorio, a Hong Kong. Mi ricordo di un pezzo che avevo scritto poco prima di finire il dottorato, una sorta di riassuntone-condensatore dei 3.5 anni passati nella città di Blade Runner. Eccolo qui.

Esco dalla metro. Sham Shui Po, nel cuore di Kowloon Ovest, una zona pedonale adibita a mercato delle pulci permanente. Pachistani, indiani e vecchi cinesi bevono birre da due soldi fuori dal 7-11 aperto ventiquattrore, sette giorni su sette. (Ce ne sono, ad Hong Kong, di bevitori derelitti con la faccia disperata, solo che, poveracci!, tendono a stare nascosti. Provate ad andare la mattina a Wan Chai, nel cuore della ricca Hong Kong Island, fuori dall’uscita A3 della metro, dove c’è la Violet Peel, la clinica del metadone…) Attraverso la strada e passo accanto al venditore di patate dolci al vapore color porpora, uova sode e caldarroste. Siamo parecchio distanti dai negozi di alta moda di Central, dai grattacieli magnifici e imponenti dell’Hong Kong capitale finanziaria, dalla perfezione svizzera di Exchange Square, i cui gradini vengono puliti meticolosamente con gli spazzolini da denti da vecchie signore appositamente pagate.

Entro nel mio palazzo, senza ascensore, saluto l’omino nella guardiola, che parla solo cantonese. E’ un bravo Cristo: all’inizio mi guardava con la bocca storta all’ingiù, ma da quando gli fatto gli auguri per il capodanno cinese mi sorride e mi chiama sempre quando c’e’ posta. Questa e’ Hong Kong. Quella vera, direbbe qualcuno. Io non la penso così, piuttosto direi che anche questa è Hong Kong, magari quella che la maggior parte di noi stranieri non conosce. Hong Kong vive di contrasti, trovi il ristorante svizzero coi muri perlinati in legno e le cameriere asiatiche vestite alla tirolese (minigonne bianche d’ordinanza e zoccoli); un paio di moschee; onnipresenti McDonald’s e KFC e centri commerciali pieni di negozi coi cessi in marmo igienizzato ogni mezz’ora; l’Escalator, ovvero un sistema di scale mobili lunghe oltre un chilometro; mercatini ovunque; le architetture imponenti dei palazzi di vetro e cemento; wi-fi free dappertutto; i venditori di strada, sporchi, silenziosi, vecchi con la faccia stanca, che sperano di piazzare calcolatrici usate, bambole annerite, coltelleria incrostata e cianfrusaglie; piccoli templi e altarini ovunque: negli esercizi commerciali e sui pianerottoli; trovi la ressa di clienti appostati fuori dall’Apple Store, la mattina prima che apra, impazziti per l’i-phone (magari nemmeno per l’ultimo modello, ma solo per il nuovo case colorato di nero anziché di bianco) e trovi i vecchi Nokia di seconda mano a tre euro al pezzo.

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I deliri dei complottisti riguardo l’attentato di Roma

April 29th, 2013 § 7 comments § permalink

Che sia uno squilibrato o un attentatore, di sicuro non stabilisci dai capelli e dagli anfibi.

Che sia uno squilibrato o un attentatore, di sicuro non stabilisci dai capelli e dagli anfibi.

 L’attentato recente a Roma ha scatenato i complottisti, com’era ovvio.

Sta girando su Facebook una orripilante analisi che proverebbe come l’attentato sarebbe una montatura. E io mi incazzo, quando lo leggo, non solo per l’assurdità delle tesi, ma per il modo di procedere completamente irrazionale di queste persone. (Da ingegnere direi che inseguono il rumore, non i dati.)

Ora:

  • Non sappiamo ancora per certo se l’attentatore abbia agito davvero solo o se fosse un agente di un gruppo (non è impossibile, eh!)
  • Sappiamo anche che la polizia non è certo immune dal manipolare prove etc. (penso subito alle bottiglie molotov della Diaz)

E fin qui, va bene. Sarebbe grave se l’attentato fosse stato pianificato con intenti politici (strategia della tensione), sarebbe gravissimo se addirittura fosse stato “una messinscena”, come dicono alcuni (tipo: i feriti non sono veri). Ma per giustificare affermazioni gravi o gravissime, servono prove forti o schiaccianti. Specialmente se c’è una spiegazione alternativa più semplice e credibile.

Poi, soprattutto in un paese come l’Italia, dove complotti veri e gravi ci sono stati (la P2 di Gelli, per dire!), l’intervento dei complottisti a confondere le acque con le loro cazzate può fare ancora più danni del solito.

Ma su cosa si basano i complottisti per gridare alla messinscena? Copio/incollo da quello che sta girando su FaceBook:

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Nick e Gensio. Nick è Genesio.

March 12th, 2013 § 0 comments § permalink

This is dedicated to Nick, from Vegas. A good friend, the one who fled with the circus when still a teenager. Don’t get me wrong, he is not old yet, not at all, but he’s already an experienced traveler. (And plenty of time for new mistakes, woo-huu!)

He arrived in Beijing with no plans whatsoever but to check out what was going on in China. There, in a shitty pub (one beer, 5 kuai) he met me and my friend known as “the Son of the Devil”. One of the first things I remember having ever said to Nick was “Dude, you have a fucked up accent”.

Time went by, I learned how to understand Las Vegas accent, Nick was hosted by the Son of the Devil through CouchSurfing, and in the end he stayed in Beijing. He got a job. He got a girl. Basically, he started up a pretty new and interesting life in China. We helped each other in Beijing. It was nice to know he was there, too. Someone you could count on, chilled, and streetwise.

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