Tre punto cinque anni ad Hong Kong.

May 1st, 2013 § 5 comments § permalink

La pianura mi si estende attorno, piena di allergeni, e io starnutisco spesso. Sono in laboratorio, in Italia, e per enssuna ragione apparente mi torna in mente com’era essere in laboratorio, a Hong Kong. Mi ricordo di un pezzo che avevo scritto poco prima di finire il dottorato, una sorta di riassuntone-condensatore dei 3.5 anni passati nella città di Blade Runner. Eccolo qui.

Esco dalla metro. Sham Shui Po, nel cuore di Kowloon Ovest, una zona pedonale adibita a mercato delle pulci permanente. Pachistani, indiani e vecchi cinesi bevono birre da due soldi fuori dal 7-11 aperto ventiquattrore, sette giorni su sette. (Ce ne sono, ad Hong Kong, di bevitori derelitti con la faccia disperata, solo che, poveracci!, tendono a stare nascosti. Provate ad andare la mattina a Wan Chai, nel cuore della ricca Hong Kong Island, fuori dall’uscita A3 della metro, dove c’è la Violet Peel, la clinica del metadone…) Attraverso la strada e passo accanto al venditore di patate dolci al vapore color porpora, uova sode e caldarroste. Siamo parecchio distanti dai negozi di alta moda di Central, dai grattacieli magnifici e imponenti dell’Hong Kong capitale finanziaria, dalla perfezione svizzera di Exchange Square, i cui gradini vengono puliti meticolosamente con gli spazzolini da denti da vecchie signore appositamente pagate.

Entro nel mio palazzo, senza ascensore, saluto l’omino nella guardiola, che parla solo cantonese. E’ un bravo Cristo: all’inizio mi guardava con la bocca storta all’ingiù, ma da quando gli fatto gli auguri per il capodanno cinese mi sorride e mi chiama sempre quando c’e’ posta. Questa e’ Hong Kong. Quella vera, direbbe qualcuno. Io non la penso così, piuttosto direi che anche questa è Hong Kong, magari quella che la maggior parte di noi stranieri non conosce. Hong Kong vive di contrasti, trovi il ristorante svizzero coi muri perlinati in legno e le cameriere asiatiche vestite alla tirolese (minigonne bianche d’ordinanza e zoccoli); un paio di moschee; onnipresenti McDonald’s e KFC e centri commerciali pieni di negozi coi cessi in marmo igienizzato ogni mezz’ora; l’Escalator, ovvero un sistema di scale mobili lunghe oltre un chilometro; mercatini ovunque; le architetture imponenti dei palazzi di vetro e cemento; wi-fi free dappertutto; i venditori di strada, sporchi, silenziosi, vecchi con la faccia stanca, che sperano di piazzare calcolatrici usate, bambole annerite, coltelleria incrostata e cianfrusaglie; piccoli templi e altarini ovunque: negli esercizi commerciali e sui pianerottoli; trovi la ressa di clienti appostati fuori dall’Apple Store, la mattina prima che apra, impazziti per l’i-phone (magari nemmeno per l’ultimo modello, ma solo per il nuovo case colorato di nero anziché di bianco) e trovi i vecchi Nokia di seconda mano a tre euro al pezzo.

» Read the rest of this entry «

I deliri dei complottisti riguardo l’attentato di Roma

April 29th, 2013 § 7 comments § permalink

Che sia uno squilibrato o un attentatore, di sicuro non stabilisci dai capelli e dagli anfibi.

Che sia uno squilibrato o un attentatore, di sicuro non stabilisci dai capelli e dagli anfibi.

 L’attentato recente a Roma ha scatenato i complottisti, com’era ovvio.

Sta girando su Facebook una orripilante analisi che proverebbe come l’attentato sarebbe una montatura. E io mi incazzo, quando lo leggo, non solo per l’assurdità delle tesi, ma per il modo di procedere completamente irrazionale di queste persone. (Da ingegnere direi che inseguono il rumore, non i dati.)

Ora:

  • Non sappiamo ancora per certo se l’attentatore abbia agito davvero solo o se fosse un agente di un gruppo (non è impossibile, eh!)
  • Sappiamo anche che la polizia non è certo immune dal manipolare prove etc. (penso subito alle bottiglie molotov della Diaz)

E fin qui, va bene. Sarebbe grave se l’attentato fosse stato pianificato con intenti politici (strategia della tensione), sarebbe gravissimo se addirittura fosse stato “una messinscena”, come dicono alcuni (tipo: i feriti non sono veri). Ma per giustificare affermazioni gravi o gravissime, servono prove forti o schiaccianti. Specialmente se c’è una spiegazione alternativa più semplice e credibile.

Poi, soprattutto in un paese come l’Italia, dove complotti veri e gravi ci sono stati (la P2 di Gelli, per dire!), l’intervento dei complottisti a confondere le acque con le loro cazzate può fare ancora più danni del solito.

Ma su cosa si basano i complottisti per gridare alla messinscena? Copio/incollo da quello che sta girando su FaceBook:

» Read the rest of this entry «

Nick e Gensio. Nick è Genesio.

March 12th, 2013 § 0 comments § permalink

This is dedicated to Nick, from Vegas. A good friend, the one who fled with the circus when still a teenager. Don’t get me wrong, he is not old yet, not at all, but he’s already an experienced traveler. (And plenty of time for new mistakes, woo-huu!)

He arrived in Beijing with no plans whatsoever but to check out what was going on in China. There, in a shitty pub (one beer, 5 kuai) he met me and my friend known as “the Son of the Devil”. One of the first things I remember having ever said to Nick was “Dude, you have a fucked up accent”.

Time went by, I learned how to understand Las Vegas accent, Nick was hosted by the Son of the Devil through CouchSurfing, and in the end he stayed in Beijing. He got a job. He got a girl. Basically, he started up a pretty new and interesting life in China. We helped each other in Beijing. It was nice to know he was there, too. Someone you could count on, chilled, and streetwise.

» Read the rest of this entry «

Il (non) dialogo con una complottista

March 7th, 2013 § 16 comments § permalink

Chiariamolo subito: i complotti sono sempre esistiti nella storia (andatelo a chiedere a Giulio Cesare!).

Ma non è normale passare dai legittimi e ragionevoli complotti (e.g. Watergate) a complotti globali veramente poco realistici (e.g. Rettiliani, scie chimiche).

Da scienziato, ho sempre sorriso di fronte alle varie teorie del complotto. Ho anche buttato via diverse ore su internet a cercare di ragionare coi complottisti. Non serve a granché, ma talvolta è utile perché tra loro c’è davvero anche solo gente disinformata, che può cambiare idea una volta che si presentano fatti e misurazioni.

Su Facebook mi sono sorpreso quando una persona che conoscevo di vista ha postato a ripetizione una serie di bestialità sulle scie chimiche[*]. (A essere sincero, sono state 3 persone, ma questa è stata la prima e la più integralista.)

» Read the rest of this entry «

Hong Kong – Voghera, sola andata.

February 23rd, 2013 § 7 comments § permalink

Quando prendo il treno, a Bari, non ho tempo di comprare del pane e un po’ di prosciutto al supermercato. Poco male, penso, mangio sul treno. Così, in totale, per il biglietto e il pranzo mi partono 93 euro. Sorrido perché ricordo il treno Kharkiv – Odessa, che taglia l’Ucraina in due, che costava esattamente 9.3 euro, un decimo.

Sono tornato a Voghera. La campagna dell’Oltrepò, dopo oltre un anno che non la vedo, mi colpisce al cuore dai finestrini del treno.

In stazione gli amici mi aspettano con lo spumante, le macchine fotografiche, le maschere e i mantelli. Dalla stazione a casa dei miei genitori sono 40 minuti, a piedi. Ce li facciamo in gruppo, tutti a piedi, in processione. Sento il commento, volutamente fantozziano: lo aiutiamo a portare lo zaino? No!, deve farcela da solo, altrimenti è squalificato. Ma lo zaino ormai non mi pesa più. Il reverse cultural shock  mi aiuta a non piangere mai mentre abbraccio la gente, mentre varco la soglia casa, mentre cammino per le strade che mi ricordo così bene, con l’aria umida malsana della pianura industrializzata che ho respirato crescendo.

Quel che ho raccontato in questo blog l’ho fatto in ritardo. Un notevole ritardo! Perdonatemi. Sono arrivato a Voghera che era ancora il 2012, ma c’erano così tante cosa ancora da scrivere! Tanto foto, tante cose a cui pensare e faccende di cui occuparsi. Ringrazio davvero chi mi ha seguito fin qui!

E adesso?

Adesso faccio ricerca in un’università italiana, e per alcuni mesi resto qui. Il blog va avanti perché ho ancora voglia di scrivere! Magari per un po’ mi dedicherò più ai post scientifici che a quelli di viaggio. Ma non può durare per sempre, eh! Sono rilassatissimo, sono tranquillo, solo perché so che sono sempre in una situazione temporanea e senza certezze.

Il cambiamento, e il suo albero delle possibilità, come idolo pagano da adorare.

E visto che siamo in tema un po’ melodrammatico, concludo il post con l’adolescenziale scelta di integrare un video musicale. Peggio: un video dei miei tempi, di quando ero adolescente, Voghera e la scrivania di legno su cui facevo i compiti erano il mio orizzonte, e non avevo idea che il resto del mondo fosse così vicino.